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Tommaso Landolfi, Diario Perpetuo

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Di Marco Parlato

Per un prevedibile gioco meta letterario avrei potuto scegliere di consigliare Tre Racconti, di Tommaso Landolfi. Tuttavia ho deciso di rifiutare l’opzione facile del gioco – seppure sia stata proprio tale coincidenza a aiutarmi nella scelta – in favore di Diario Perpetuo, che considero ideale per chi non ha mai approcciato l’opera di Landolfi, in quanto ne rappresenta una piccola summa.

Devo essere sincero: non ricordo come ho scoperto Tommaso Landolfi. Posso escludere di esserci arrivato come sono arrivato ad altri: i libri che avevo in casa.
Mi concedo una breve parentesi autobiografica.

Ho cominciato a leggere curiosando tra i libri dei miei genitori. Vedevo i volumi sugli scaffali, trascinavo una sedia da usare come scala, mi immergevo tra pagine e polvere.
Landolfi no. Sospetto di averlo scoperto nei mercatini dell’usato. Mentre posso confermare che rimane uno dei miei capisaldi da lettore, e poi da scrittore. Ne ammiro l’ecletticità, la fantasia e l’amaro disincanto tipico di chi, forse per autodifesa, vive di ironia.

Se volessi essere felice per qualche minuto, mi basterebbe invogliare chiunque a leggere Diario Perpetuo, che nasce come raccolta degli elzeviri apparsi sul Corriere della Sera tra il 1967 e il 1979.

Si susseguono racconti di genere vario, componimenti biografici, brevi riflessioni o scherzi. Eppure il dubbio che il romanzato conquisti sempre maggiore territorio, a sfavore della biografia, provoca un piacevole disorientamento nel lettore.
Qualcuno potrebbe illudersi di risolvere tale spaesamento affidandosi al soprannaturale. Nessuna storia di fantasmi può essere autobiografica. Sarà poi vero? O forse, citando l’anziano narratore di uno dei racconti della raccolta, La paura della paura, dovremmo dire che «i vecchi, purtroppo, non credono ai fantasmi»?

Senza contare che i racconti di Landolfi beneficiano di una tensione efficace, dove le presenze non umane, i fantasmi, cambiano continuamente posto, passano dalle suggestioni causate dal buio alle apparizioni, dai timori autoindotti alle illusioni ottiche. Non si può essere certi di cosa accada davvero ai protagonisti. Come per Passo vietato, dove un cacciatore racconta di non essere riuscito a oltrepassare un punto preciso della strada: «avvenne qualcosa d’inesplicabile e di terribile: egli cioè si sentì fermato».

Che una barriera invisibile esista davvero o che si tratti di autosuggestione sarà un enigma che toccherà risolvere al vero protagonista, memore del racconto del cacciatore e d’improvviso nella stessa situazione. Ma il fantastico landolfiano non vive solo di racconti di paura – definizione di comodo e sicuramente limitante; ne è un esempio Il millantatore, che rielabora uno dei più diffusi canovacci in tema di fantasmi, con la giusta dose di ironia sferzante, elemento che permea l’intera opera.

A tale proposito come non invogliare il lettore a leggere Il professore, raccontino che potrà appassionare molti universitari che tutt’oggi hanno la fortuna – molti direbbero il dispiacere e l’obbligo – di avere a che fare con insegnanti dalle risposte enigmatiche e, purtroppo, inopinabili a causa del timore reverenziale e della timidezza.

A proposito di timidezza, lo stesso Landolfi espone una formula matematica per aiutare i timidi ad approcciare le donne. L’esposizione del così battezzato Chiasma della Timidezza avviene in uno dei frammenti omonimi della raccolta, appena dopo avere elaborato la Formula delle Pazienze, utile per i giocatori d’azzardo.

La pazienza impiegata in ogni colpo sarà dunque eguale al prodotto delle pazienze impiegate in tutti i colpi precedenti, moltiplicato per gli elevatissimi coefficienti di delusione dei colpi perduti (dei quali coefficienti ognuno è, si capisce, almeno eguale al quadrato del precedente), diminuito appena della magra somma dei decrementi di soddisfazione sulle pazienze semplici impiegate nei colpi vinti. La seguente formula generale potrà forse risultare interessante per qualcuno:

Pn = (Ρ1α · Ρ2α2· Ρ3α4… Pn-1 αn-2) – dx in cui Pn esprime la pazienza al colpo n, α il coefficiente di delusione, x il numero dei colpi vinti sugli n colpi giocati, d il decremento di soddisfazione, P1 P2… le pazienze semplici ai colpi 1,2…

Composizioni che potremmo definire da fumistes, alle quali si aggiunge il formidabile dialogo a due voci Gli Incas, botta e risposta tra uno scrittore che non riesce a scrivere una lettera di presentazione e la moglie che si ostina a imporgli modifiche, nel tentativo di aiutarlo.
In breve entrambi si trovano impossibilitati a trovare una chiusura degna. Al contrario io ho vita facile: leggiamo e rileggiamo Diario Perpetuo.

 

 

Marco Parlato ha pubblicato Sotto di noi le stelle sul secondo numero di Tre racconti. Per leggerlo, puoi scaricare il Pdf disponibile qui. Per sfogliare la rivista, invece, clicca qui.


Tommaso Landolfi, Diario Perpetuo, Adelphi (Biblioteca Adelphi), 2012, 393 pp.