Racconti arabi, voci di scrittori di ieri e di oggi

Quando si parla di cultura e letteratura araba è facile essere costretti nei movimenti all’interno di alcuni luoghi comuni riconoscibili. Più che altre letterature straniere, quella dei paesi di lingua araba sconta la permanenza di pregiudizi dovuti sia ai grandi capolavori del passato, sia – purtroppo – al peso gravitazionale pressoché impossibile da evitare di quel buco nero creato dai grandi drammi della guerra, delle migrazioni, del terrorismo. È per questo che un’antologia come Voci di scrittori arabi di ieri e di oggi mi ha sorpreso un pomeriggio, sugli scaffali della mia biblioteca, mentre cercavo tutt’altro.

voci di scrittori arabi di ieri e di oggi
photo by Joel Tashe

Anche per i lettori più allenati e aperti è difficile sfuggire alle immagini più convenzionali di questa cultura letteraria. Le mille e una notte è da quasi trecento anni tra i riferimenti fiabeschi di un Occidente favolosifago che ha ereditato dall’Antichità il concetto di un Oriente misterioso, molle, sensuale e ingannevole a cui contrapporsi. Oppure l’epica beduina di Lawrence d’Arabia e la sua impresa eroica e romantica tra dune e cammelli nel deserto, che però rimane pur sempre l’avventura di un europeo che ha voluto farsi condottiero. Da qui dobbiamo possiamo però partire per un’esplorazione più sincera di quello che oggi è la letteratura araba e la cultura che la produce.

Lei è uno di quegli inglesi innamorati del deserto. […] Gli arabi non amano il deserto. Noi amiamo l’acqua, il verde. Nel deserto non c’è niente. E nessuno vuole il niente. […]

Queste sono le parole che l’Emiro Faysal interpretato da Anthony Quinn rivolge a Lawrence nello splendido film del ‘62. Oggi, come già allora, sono sempre meno gli arabi che vivono nel deserto. Il Cairo, Ryhad, Baghdad, ma perfino Alessandria, Jedda o Casablanca, sono diventate metropoli enormi, con milioni di abitanti, più grandi di qualsiasi città italiana. Le loro vite come possono essere così diverse dalle nostre?

La curatrice e traduttrice della raccolta, Isabella Camera D’Afflitto, durante un’intervista a Radio Radicale ha raccontato come una lettrice, durante una presentazione, si fosse lamentata di come i racconti proposti fossero non solo facili da leggere, ma trattassero di tematiche non sufficientemente esotiche. L’obiettivo allora può considerarsi raggiunto, perché era proprio quello di mostrare un lato più intimo e quotidiano, che non prescinde dalla Storia, ma con la coscienza che al centro dei racconti ci sono le persone, altrimenti sarebbero saggi di geopolitica.

racconti arabi
photo by Sophia Valkova

Suddivisa in aree tematiche la raccolta propone sia grandi nomi della letteratura araba, come Nagìb Mahfùz, premio nobel egiziano per la letteratura o Tayyib Sàlih, autore di un bestseller internazionale; ma anche scrittori provenienti da aree più appartate e periferiche come l’Oman o lo Yemen. Biofisiche, scrittori di teatro, attivisti, espatriati, impiegati pubblici. Gli autori presenti in questa raccolta vogliono essere uno spettro il più vasto possibile delle società in cui vivono.

Tra le sezioni più belle quella intitolata Il disinganno dell’infanzia dove sono ospitati quattro racconti diversissimi per tono, stile, ambientazione, ma tutti che affrontano l’universale momento in cui i bambini smettono di essere tali. Affrontano un divorzio e la scoperta del tradimento nel racconto Il tappeto persiano, o l’ipocrisia del mondo nel breve ritratto di un cameriere egiziano in Peperoncino. La consolazione della lettura viene esplosa in due modi diversissimi nel racconto raffinato, poetico e modernissimo Orme di uccelli sulla sabbia, ambientato sulle assolate spiagge di Alessandria d’Egitto; oppure come risposta ad una madre anaffettiva in Arsenio Lupin.

La nostra ricerca della normalità dovrebbe tenersi alla larga dalle sezioni Oppressione politica, guerre e rivoluzioni, o L’esilio e l’assenza, per non parlare di Satira politica, ma anche da Ai confini della mente, perché anche il racconto L‘uomo ucciso con i miei vestiti, del libanese Rashid Al-Da’if ci racconta in modo assurdo della tragica guerra civile che ha insanguinato il suo paese, E anche tra i racconti I veri volti della donna troveremo sì il racconto di un’adescatrice disinibita tra le righe di Una notte a Casablanca, ma dovremo pur leggere la disperazione di Zagharid, una donna cristiana che non può andare al matrimonio del figlio, nella Palestina occupata.

racconti arabi contemporanei
photo by Ludo Sawicki

In realtà è impossibile sfuggire alla geopolitica in questi racconti, perché questi sono autori di lingua araba che scrivono in arabo per un pubblico di lettori arabi e per molti di loro guerre, dittature e conflitti sono la normalità, per cui descrivere il check-point detto La porta di Mandelbaum, dove una bambina attraversa inconsapevole il confine invisibile e impossibile tra Israele e Palestina, o la tragedia di una partenza, volontaria ma non per questo meno sofferente, durante la Nakba attraverso gli occhi dei figli ne La Terra delle arance tristi, è normale.

Eppure tra tanta sofferenza cogliamo ancora brevi scorci di umanità, sguardi tra innamorati, impotenza maschile, solitudini, rimpianti. Solo alla fine il racconto La lingua del libico Ibrahìm Al-Koni, che pur avendo vissuto a lungo in Russia, Polonia, Svizzera, Spagna, proprio non risce a dimenticare l’oasi di Ghadames dove è nato e ci regala una novella didattica meravigliosa e stavolta sì, piena di deserto e cammelli, tantissimi cammelli.

Isabella Camera D’Afflitto ha promesso un secondo volume, Voci di scrittori arabi di oggi e di domani e io non vedo l’ora di leggere le sperimentazioni letterarie dei racconti brevissimi che stanno andando sempre più di moda nel mondo arabo, e i viaggi futuristi delle elìte dei Paesi del Golfo, arroccate sulle loro torri di cristallo e acciaio, circondati da un deserto che non amano ma che è tutto attorno a loro. Ancora una volta i racconti, brevi, facili da pubblicare sulle riviste e da diffondere anche sotto una dittatura, sono il modo migliore per conoscere una letteratura e la gente per cui viene fatta. Vi lascio con le parole dell’introduzione:

Quest’opera vuole far conoscere novelle di esponenti di una cultura laica, a rappresentanza un mondo multietnico e multiconfessionale com’è quello arabo, nella speranza che la conoscenza della cultura degli altri, anche attraverso la novellistica, sia oggi un ulteriore tassello per una convivenza pacifica nel nostro mondo.

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