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Veduta di Pechino e dei suoi grattacieli

Pechino Pieghevole di Hao Jingfang

Fantascienza cinese dalle tinte fosche

Photo by zhang kaiyv on Unsplash

Pechino Pieghevole è una raccolta di racconti di Hao Jingfang pubblicata in Italia lo scorso luglio da Add editore e tradotta da Silvia Pozzi. La raccolta si inserisce nella corrente letteraria del chaohuan traducibile con Ultra-Irrealismo, che prende ispirazione dalle modifiche economiche e sociali incredibili che la società cinese ha subito negli ultimi 100 anni e dai problemi che ne sono derivati come conseguenza. L’Ultra-Irrealismo vuole essere l’occhio con cui la letteratura legge questa nuova realtà, in maniera simile (nelle dichiarazioni di Ning Ken, lo scrittore cinese che ha coniato il termine in un articolo apparso in traduzione inglese su Literary Hub) a quanto il realismo magico ha fatto con l’America Latina, ma con le differenze date dalla storia e dalla cultura cinese, dal diverso senso dello scorrere del tempo e dal ruolo giocato dalle nuove tecnologie, e da internet tra tutte.

Hao Jingfang utilizza la letteratura fantascientifica per interpretare questa nuova realtà cinese, immaginando futuri talvolta lontani e talvolta vicinissimi, ma tutti con la caratteristica di risultare abbastanza verosimili, tanto da inquietare il lettore e lasciarlo a fine lettura leggermente sperduto e con un senso di amaro in bocca. Quelli di Pechino Pieghevole non sono racconti dell’orrore nel senso stretto del termine, ma non di meno riescono a mettere i brividi.

Hao Jingfang, foto del 2017
Hao Jingfang, foto del 2017. Via Wikmedia Commons

Il racconto che dà il nome alla raccolta, vincitore nel 2016 del Premio Hugo per il miglior racconto, immagina ad esempio una Pechino futura, dove la popolazione è divisa in tre classi sociali con privilegi diversi a seconda del grado di ricchezza e importanza. In una città futuristica dove gli edifici sono in grado di ripiegarsi su se stessi e scomparire nel terreno, solo ai membri più privilegiati della società è concesso un numero sufficiente di ore di veglia. Per far fronte alla sovrappopolazione infatti i cittadini sono sedati artificialmente, e fatti scomparire nel ventre della terra secondo rigidi orari e turni determinati proprio dalla classe sociale di appartenenza; i membri della terza classe hanno a disposizione solo otto ore di veglia, molte delle quali passate a lavorare nell’impianto di trattamento dei rifiuti delle classi più elevate. In questo inquietante scenario muove i passi il protagonista del racconto, Lao Dao, un padre che affronterà il rischio di entrare clandestinamente da una zona all’altra per guadagnare il denaro necessario a iscrivere la figlia in una scuola di buon livello. Anche la missione che gli è affidata rientra tra i topos tradizionali del racconto, dovrà infatti consegnare una lettera d’amore ad una ragazza della classe più elevata per conto di un suo spasimante di quella immediatamente subalterna. 

«Ti dirò una cosa che non ti piace», disse «mi sa che è meglio se non ci vai. Non per altro, una volta che ci sarai andato, non cambierà granché, solo che ti sarà chiaro quanto la tua vita faccia schifo e sia priva di senso.» Lao Dao stava esplorando la parete con il piede, aggrappandosi al davanzale. «Pazienza» rispose con il fiato corto, «non mi serve andare lì per sapere che fa schifo.»

Un altra delle caratteristiche dell’Ultra-Irrealismo infatti è quella di raccontare l’essere umano, mantenendolo al centro della narrazione anche in contesti come come quello di un futuro super tecnologico, dove speranze e sentimenti sembrano non trovare posto.
Nei racconti sono presenti anche degli incisi, caratterizzati da una certa cupezza, che fanno pensare ad una critica alla società contemporanea. Così in Pechino Pieghevole:

 «eppure è così, non difenderò questo posto soltanto perché ci vivo. È che a lungo andare ci si abitua, quando ci sono troppe cose che non si possono cambiare finisci per rassegnarti.»

Così invece in Un arpa tra cielo e terra, il successivo racconto della raccolta:

È questo il destino: vedere le cose con chiarezza e sentirsi impotenti. A quel punto non si può che andare incontro alla solitudine. Quando tutti gli ideali sono crollati, badare a se stessi diventa un atto di coraggio. […] le persone trascorrono la vita dormendo, anche durante la veglia, e se pure si svegliassero di soprassalto per un incubo, si auto-ipnotizzerebbero pur di rinunciare ad avere lucidità. È meglio dormire che essere vigili, così qualsiasi cosa diventa tollerabile: la paura, le ingiustizie, la libertà negata.

Questo racconto e il successivo Al centro della prosperità  sono collegati tra loro. Raccontano infatti la stessa storia, dalla diversa prospettiva di due personaggi, marito e moglie, entrambi musicisti in un futuro molto prossimo, dove la razza umana è sul punto di essere soggiogata da un gruppo di alieni spietati e in possesso di tecnologie avanzatissime, ma che risparmiano scienziati ed artisti al prezzo di una sottomissione totale.

Paradossalmente le compagnie artistiche assunsero un ruolo difensivo, offrendo rappresentazioni quotidiane, dal momento che i teatri non subivano incursioni. Questo era il fine delle nostre esibizioni.

Sarà proprio alla musica, simbolo delle capacità artistiche del genere umano, che verranno affidate le ultime speranze di salvezza per il pianeta.

Tra i racconti migliori di questa raccolta segnalo anche Tra vita e morte che, nomen omen  racconta appunto di un giovane recentemente trapassato alle prese con la liberazione dal proprio attaccamento alla vita appena vissuta, in un racconto che dalle atmosfere mi ha ricordato molto un altro romanzo della letteratura cinese, Il settimo giorno1 di Yu Hua. Molto toccante anche il racconto Cerere in volo, che ha come protagonista il signor Ronning, bibliotecario che con la sua astronave porta storie da leggere nei pianeti satelliti colonizzati dagli umani, dove i bambini non hanno mai visto la terra e non sanno che il cielo sia blu. Anche in questo racconto la ragion di Stato è contrapposta ai sentimenti umani, un dei personaggi apostrofa così il protagonista:«Ronning, qui non stiamo parlando di sentimenti. Non vuoi capire che i sentimenti non hanno peso nell’evoluzione dell’umanità? […]».

In Pechino Pieghevole viene anche toccato il tema dei social network e del loro progressivo spersonalizzare gli utenti, più concentrati su quanto accade nel mondo virtuale che in quello reale. Ne Le stanze della solitudine ambientato in una clinica per la cura di una nuova forma di malattia che sta colpendo una grossa fetta della popolazione, e che ha come unica terapia la continua stimolazione del paziente con messaggi lusinghieri tramite appositi elettrodi, vediamo protagonista un’infermiera, che disprezza apertamente i suoi pazienti ed è tutta concentrata nel monitorare costantemente i suoi canali social, per controllare i post del ragazzo col quale ha appena rotto. 

Molti sono i temi toccati in questa raccolta, che riesce però ad avere una linea rossa di continuità data dalla costante centralità data dalla figura dell’essere umano con tutti i pregi e i difetti che lo contraddistinguono, ma che anche nei contesti più oscuri è in grado di portare una luce di speranza. La letteratura fantascientifica prova in genere ad immaginare il futuro, quella di livello buono riesce anche a farci interrogare sul presente, Pechino Pieghevole appartiene decisamente a questa seconda categoria. 

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