L’avventura di Sherlock Holmes. Parte II – Osservare

Ho scritto nella prima parte di questa avventura che Sherlock Holmes è il primo investigatore letterario. Bene, non è vero. Prima di lui la lista di investigatori di carta è consistente e importante. La ricerca delle origini della detective story potrebbe avanzare con costanza di decennio in decennio a ritroso nella storia della letteratura, producendo mostri. Chi potrebbe negare che il primo giallo fu scritto da Shakespeare? Amleto non è forse un investigatore, che smaschera il colpevole con una teatrale agnizione, esattamente come farebbe un Poirot qualsiasi? Certo, i suoi metodi non sono scientifici e si fa guidare da un fantasma piuttosto che da dei veri e propri indizi, ma in fin dei conti cosa importa se Claudio è colpevole. Le note sono sette, si dice, e i meccanismi di travestimento e svelamento sono usati con la stessa liberalità nella letteratura di ogni epoca.

Photo by Jack Hunter on Unsplash

I detective letterari però sono qualcosa di diverso, sono detective appunto, una professione che qualche decennio prima di Holmes non esisteva neppure.

Il milieu dove cresce la nostra varietà è quindi per fortuna ben delimitato. La rivoluzione industriale cominciata nel diciottesimo secolo sta sconvolgendo una struttura sociale presente da secoli: aumenta la popolazione e la proporzione di proletariato urbano e piccola borghesia rispetto alle altre classi sociali. Le città esplodono e si gettano scompostamente oltre le proprie mura medievali, infestate da centinaia di migliaia di ex contadini e braccianti scacciati dalla meccanizzazione dell’agricoltura che presto si trasformano in fastidiosi parassiti che affollano gigantesche baraccopoli fuori da qualsiasi controllo sociale. A Parigi sono le barriere, a Londra slum e rookery. Per controllare la nuova entità demografica della metropoli si modernizzano i corpi di polizia cittadina, e nascono gli investigatori. 

Sono anch’essi prodotti della rivoluzione in atto, ex attori o ex criminali in breve tempo possono diventare capi della polizia cittadina mettendo al servizio dello Stato i loro talenti. La criminalità nata dalla povertà si organizza come attività familiare e territoriale, a volte parlano una lingua diversa da quella degli altri, l’argot, oppure orribili dialetti dalle periferie dell’impero. Uno dei fondamentali talenti dell’investigatore moderno è il travestimento: camuffare la propria rispettabilità per entrare nel sistema criminale e carpirne i segreti. Per questo ex criminali ed ex attori si riciclano nelle forze di polizia, i primi hanno una diretta conoscenza dell’ambiente, i secondi possono interpretarla. 

The stage lost a fine actor, even as science lost an acute reasoner, when Holmes became a specialist in crime.

Come tutte le professioni, anche quella dell’investigatore richiede una serie di tecniche che si possono imparare solo con il tempo, l’esperienza, o un manuale. Travestirsi è una di queste, essere in grado di conquistare la fiducia di una persona per ottenere informazioni, essere in grado di riconoscere le tracce di un fuggitivo o tendere una trappola, utilizzare degli informatori, essere aggiornato sulle ultime novità criminali e su quelle del passato, è un mestiere, nel senso migliore del termine, che necessita di un numero non indifferente di qualità mentali e fisiche. Così diversi dai poliziotti comuni, che devono solo eseguire ordini o mantenere l’ordine, l’investigatore può permettersi, per il bene dell’indagine, di immergersi temporaneamente nell’ambiente criminale e pensare come un criminale. Questa obliquità, essere sempre a cavallo di due mondi, è parte del fascino di Holmes e di alcuni suoi figlioletti.

I could not but think what a terrible criminal he would have made had he turned his energy and sagacity against the law, instead of exerting them in its defense.

Non passa molto perché il pubblico si interessi a questi avventurosi tutori dell’ordine: e sono loro stessi ad alimentare la loro fama, così come furono i resoconti di viaggio dei primi esploratori a creare i romanzi d’avventura. Eugène-François Vidocq, prima ladro, poi informatore e infine fondatore della Sécurité parigina e di un’agenzia privata di investigazioni, pubblica nel 1828 le sue Memoirs. La sua vita romanzesca e la divulgazione dei suoi metodi sono di ispirazione per una generazione di romanzieri francesi, basti pensare ai personaggi di Jean Valjean e dell’ispettore Javert ne I Miserabili di Victor Hugo pubblicato nel 1962.

Charles Frederick Field è invece inglese ed è un attore, che spinto dalle circostanze sfavorevoli, come molti si arruola in polizia. Sarà Dickens a renderlo famoso, facendosi accompagnare di persona in avventurosi tour negli slums londinesi, che gli serviranno come ambientazione dei suoi romanzi di critica sociale. Inizia pubblicando nel 1851 il saggio breve On Duty with Inspector Field e prosegue nei due anni seguenti con Casa Desolata. Sembra che i metodi e i modi amichevoli e obliqui di Mr. Bucket, il tutore dell’ordine che indaga su alcuni omicidi che si susseguono nel romanzo, siano stati ispirati da Field. 

Emigrato nel 1842 negli Stati Uniti Allan Pinkerton è il fondatore di una celebre agenzia investigativa, che diventa in breve tempo così famosa e potente da estendere i suoi servizi e inaugurando la tuttora nota tradizione americana dei contractors privati. Utilizzati per proteggere le ferrovie, contrastare le rivolte dei lavoratori nelle grandi città o organizzare colpi di stato nei paesi del centro america, i dipendenti della Pinkerton Agency sono più che semplici detective e guardie del corpo: si infiltrano nelle organizzazioni segrete, o nei sindacati, per smantellarle dall’interno. Molta della loro fama è però dovuta all’acuto spirito imprenditoriale del suo fondatore, che utilizza le sue memorie e i resoconti delle imprese dei suoi detective come strumento di marketing. Dal 1866 fin dopo la sua morte nel 1884 vengono pubblicate delle detective stories liberamente ispirate alle imprese dei suoi dipendenti, come ad esempio Strikers, Communists, Tramps and Detectives, che non lascia dubbi su chi fossero considerati i veri nemici della gente per bene.

Le memorie di famosi detective e i loro epigoni letterari non sono l’unica fonte di intrattenimento criminale. Allora come oggi, una larga parte di storie e racconti su malfattori, assassini e sulle indagini che li riguardano arrivavano dai giornali. Con una morbosità che non è mai scemata, la cronaca nera è tra i generi giornalistici che non conosce crisi. Nelle enormi città della modernità il pettegolezzo è istituzionalizzato e il racconto delle tragedie reali è il racconto più vendibile. Resoconti e articoli sono il costante sottofondo alla letteratura d’indagine, che ci predispone a conoscere tecniche, procedimenti e ci fornisce del linguaggio basilare per poter affrontare l’invenzione: la scena del delitto, le prove, i testimoni, il processo. Al di là della cronaca nera, in realtà il dibattito sulla giustizia, la legge e la criminalità è attivo e intenso in quegli anni. Se il sistema legale francese è già passato attraverso i trambusti del codice civile napoleonico, che resisterà alla frizzante aria che si respira quando si cerca di governare a Parigi, la quieta Gran Bretagna non è da meno, si estendono le libertà civili, il diritto di voto e il diritto consuetudinario si adattano alla modernità con qualche strappo, inserendosi in un dibattito intellettuale di livello europeo. Vengono scritti romanzi interi per denunciare le cause della criminalità e del disagio sociale e in molti di essi leggi, prigioni e tribunali hanno una parte fondamentale, autori come Victor Hugo, Charles Dickens, ma anche Manzoni saranno un riferimento per la cultura alta per decenni.

Alla cultura popolare questo interessa meno, quello che interessa è intrattenere. Favorita dalle innovazioni tecnologiche che continuano ad abbassare il prezzo della stampa, si diffondono, sempre dove la rivoluzione industriale e la presenza di uno stato nazionale favoriscono l’alfabetizzazione di base, un vasto ventaglio di possibilità editoriali. Con gradazioni che vanno dal triviale allo squallido si diffondono i cosiddetti Penny Dreadful, brevissime riviste con avventure sensazionali, scritte in una lingua semplice e accessibile e ricche di illustrazioni, rivolte ai ragazzini e a chiunque abbia lo stesso livello di preparazione scolastica. Avventura, crimine, morte violenta. La città è lo scenario ideale per queste produzioni: non c’è tempo di ricercare o anche solo di immaginare un’impresa esotica o in epoche remote, il divertimento è tutto qui, nei giornali e nei bassifondi. Jack Lo squartatore e Sweeney Todd, ma anche Spring Heeled Jack (una specie di Batman demoniaco) e i più classici vampiri, licantropi, fantasmi, si aggiungono alle tradizioni popolari delle avventure banditesche come quelle di Dick Turpin.

Non può non passare inosservato Boy Detective, una serie di avventure con protagonista un giovane ragazzino di famiglia ricca che scappa di casa, per poi ritornare ed essere respinto dalla matrigna. Per mantenersi diventa aiutante degli investigatori di Scotland Yard, risolve crimini, corre rischi, insomma tutto quello che serve per crescere sani e forti. Anche in questo caso, se da una parte è il riflesso dalla realtà: nelle città brulicanti l’età media era decisamente bassa e i bambini sotto la soglia di povertà non erano affatto pochi (basti pensare a un libro di Charles Dickens qualsiasi) e quindi avevano discrete possibilità di essere criminali o informatori; dall’altra è già pronto per diventare un elemento letterario: 

“By heavens, Holmes,” I said, half rising, “I believe that they are really after us.” “No, it’s not quite so bad as that. It is the unofficial force – the Baker Street irregulars.”

As he spoke, there came a swift pattering of naked feet upon the stairs, a clatter of high voices, and in rushed a dozen dirty and ragged little street Arabs. There was some show of discipline among them, despite their tumultuous entry, for they instantly drew up in line and stood facing us with expectant faces.

Tra resoconti, memorie, articoli e temperie culturale sembra allora normale posizionare Sherlock Holmes nella città di Londra, anzi, siamo sicuri che sia quello il suo ambiente naturale, una volta travestito da marinaio in cerca di rissa sui docks, una volta camuffato da vecchio cinese in una fumeria d’oppio. Ma non è così, forse solo un quarto delle avventure di Holmes e Watson è ambientato nella città di Londra: molto più spesso la meta è un luogo raggiungibile con qualche ora di treno, immerso nella campagna inglese, o nelle periferie residenziali che si sviluppano proprio lungo le ferrovie. Spostandosi verso località quasi sempre inventate la coppia di investigatori ha spesso a che fare con intrighi familiari, questioni ereditarie, vecchi rancori o peccati che tornano a tormentare chi si rivolge ad Holmes. In un numero interessante di casi gli intrecci sono legati al passato di qualche vecchio che ha fatto fortuna in Australia, Sudafrica e Stati Uniti ed è tornato in Inghilterra per godersi la tranquillità delle sue verdi colline, solo per essere tormentato da qualche ex compagno di bisbocce o da una società segreta. Anche l’eventuale esotismo è sempre mediato tramite il passato di qualche personaggio e mai vissuto veramente: tra i pochi luoghi identificabili dove si svolgono le storie c’è la brughiera di Dartmoor in Cornovaglia, dove è ambientato il suo romanzo più famoso: Il Mastino dei Baskerville, ma pochissima Londra.

The lowest and vilest alleys in London do not present a more dreadful record of sin than does the smiling and beautiful countryside. […] “Do you know, Watson,” said he, “that it is one of the curses of a mind with a turn like mine that I must look at everything with reference to my own special subject. You look at these scattered houses, and you are impressed by their beauty. I look at them, and the only thought which comes to me is a feeling of their isolation and of the impunity with which crime may be committed there.”

Certo, il detective letterario è nato dei detective reali delle metropoli, ma il pubblico di Conan Doyle non è lo stesso dei Penny Dreadful, o almeno non lo ammetterebbero mai. E infatti i casi di Holmes salgono la scala sociale seguendo la carriera dell’investigatore che, visto il suo talento verso la fine della sua carriera può puntare in alto e fare da consulente ai Pari del regno, a membri della famiglia reale o allo stesso Impero Britannico. Semplici da leggere, non eccessivamente truculente, ambientate in luoghi familiari che non urtano però la rispettabilità di nessuno, i casi di Sherlock Holmes sono il cibo ideale per una classe media urbana, appena nata, che conosce i detective ma non frequenta i bassifondi, che cerca il crimine ma vuole l’understatement, sempre guardando verso il piano superiore, tra i benestanti della buona vecchia Inghilterra.

Something is rotten in the state of Denmark

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2 comments

  1. Paolo says:

    Sto leggendo proprio in queste settimane “Tutti i racconti di Sherlock Holmes” e ho molto apprezzato questi due post sul’argomento!

    • Davide Bovati says:

      Grazie Paolo! Anche io ho iniziato la stessa raccolta all’inizio della quarantena, era una cosa che andava fatta. Mercoledì c’è l’ultima puntata, spero che apprezzerai anche quella.

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