L’avventura di Sherlock Holmes. Parte III – Creare

La nostra piccola indagine è cresciuta un po’ troppo, siamo partiti dall’occasione che ha portato alla nascita di Sherlock Holmes e all’ambiente in cui ha potuto nascere. Abbiamo identificato anche un padre putativo, ma rimane il sospetto che poi Arthur Conan Doyle non sia stato così originale, è possibile che in 100 anni nessuno abbia mai avuto la sua stessa idea? D’altra parte l’autore ha sempre affermato che l’idea del personaggio gli arrivò da un suo vecchio professore di medicina: Joseph Bell dell’università di Edimburgo. Possiamo sentirlo dire dalla stessa voce dell’autore, che ha un meraviglioso accento scozzese, in una registrazione d’epoca subito prima di spiegare con la stessa autorevolezza del perché gli piace fare le sedute spiritiche. Siamo liberi di credere che Sherlock Holmes possa essere stato ispirato dai metodi scientifici e rigorosi di deduzione analitica utilizzati per le diagnosi dal vecchio medico.

Eppure ci sono almeno altri tre candidati.

Foto di Sabine R su Unsplash

Mr. Bucket, strumento della giustizia

Come molto spesso accade nei romanzi di Dickens, Mr. Bucket è introdotto in Casa Desolata come personaggio secondario, per poi divenire cruciale verso la fine del libro. Inizialmente personaggio obliquo e oscuro, con il tempo si rivela essere un integro servitore della legge, abilissimo ad entrare in confidenza con le persone delle classi più disparate, conoscendone abitudini, vezzi e orgogli segreti a prima vista. Con i suoi toni amichevoli, rispettosi ma sempre in sintonia con l’interlocutore, diventa subito amico offrendosi di acquistare un violoncello usato o di intravedere le doti del modello in un qualsiasi valletto o garzone. È in grado di attraversare il quartiere poverissimo e degradato di Tom All Alone e di essere a suo agio nel salotto di un baronetto. Energico e determinato, basa il suo metodo di indagine soprattutto sull’istinto, a cui poi seguono le prove. Rispettoso e discreto quando necessario, è un uomo d’azione, un poliziotto che esercita la sua autorità con discrezione ma decisione.

Sir Leicester Deadlock, l’incarico che mi ha affidato sarà eseguito. Non tema che io devii dalla mia strada a destra o a sinistra, o che mi metta a dormire, lavarmi o radermi prima che abbia trovato ciò che cerca.

Una determinazione da segugio, che troveremo anche in Holmes, capace di non dormire, mangiare o lavarsi per giorni finché un mistero lo impegna, ritirandosi poi in una profonda apatia non appena si ritrova privo di stimoli. Per il resto Mr. Bucket rimane un personaggio sfaccettato come solo Dickens riesce a fare con le sue comparse ma più legato alla propria funzione di risolutore del mistero, anche se in grado di sostenere una scena tutta sua. E poi che spazio in più potrebbe avere, nei complessi ingranaggi delle narrazioni di Charles Dickens, dove il singolo viene avvinto da una ragnatela di Sir, Lady, Mr. Mrs e Miss.

Monsieur Lecoq, la giovane promessa 

Una decina di anni dopo, Parigi, Francia. Uno scrittore ha appena inventato un personaggio che gli fornirà materiale per almeno quattro romanzi. È il 1863 e Émile Gaboriau ha scritto Monsieur Lecoq. Giovane detective della polizia parigina, Lecoq è sulla scena di un delitto appena commesso nella Barriere d’Italie, allora periferia della capitale francese e ricettacolo di malfattori. Grazie al suo istinto per i dettagli comprende subito che quello che sembra una banale lite tra ubriachi nasconde qualcosa di molto più complesso. Con metodica attenzione ad ogni minimo dettaglio, il giovane agente ricostruisce un complesso racconto a partire dalla forma di alcune impronte sulla neve.

In so doing, he obeyed a maxim which he had framed in his early days of meditation—a maxim intended to assure his after-fame, and which ran as follows: “Always suspect that which seems probable; and begin by believing what appears incredible.”

I suoi metodi, chiaramente ispirati da un’attenta conoscenza delle più avanzate tecniche investigative dell’epoca, e ricostruiti con attento realismo. Sono già quelli della deduzione analitica, la stessa di Sherlock Holmes, che ne fa uno dei suoi memorabili motti:

When you have eliminated all which is impossible, then whatever remains, however improbable, must be the truth.

Eliminate all other factors, and the one which remains must be the truth.

How often have I said to you that when you have eliminated the impossible, whatever remains, however improbable, must be the truth?

Curioso, davvero curioso, mio caro lettore. Per finire, il giovane Lecocq non è solo, ma è aiutato fin dall’inizio della sua indagine da un veterano delle forze di polizia, dall’evocativo nome di père Absinthe, il quale dimostra lentezza di riflessi ma una straordinaria devozione alle capacità investigative della giovane recluta. Più di una volta il ragazzo è costretto a spiegare al vecchio poliziotto le sue deduzioni, con dovizia di particolari, non mancando di suscitare un profondo stupore nel suo interlocutore. Praticamente un Watson avvinazzato. Dobbiamo confessarlo: Arthur Conan Doyle si è più che ispirato ai libri di Gaborieau, tanto da mettere in bocca a Holmes queste parole nella sua primissima apparizione ne Uno studio in rosso

“Have you read Gaboriau’s works?” I asked. “Does Lecoq come up to your idea of a detective?”

Sherlock Holmes sniffed sardonically. “Lecoq was a miserable bungler,” he said, in an angry voice; “he had only one thing to recommend him, and that was his energy. That book made me positively ill. The question was how to identify an unknown prisoner. I could have done it in twenty-four hours. Lecoq took six months or so. It might be made a text-book for detectives to teach them what to avoid.”

Diviso in due parti, Monsieur Lecoq è sì uno dei primi casi di investigazioni moderni, ma ha anche uno spirito da romanzo di formazione, e il suo protagonista si scontra con continui fallimenti, insopportabili gelosie sul posto di lavoro e deve persino rivolgersi al suo mentore, il cagionevole detective dilettante Tabaret, che umilia il giovanotto risolvendo il mistero dal suo letto. E non solo, tutta la seconda parte è dedicata al racconto di una tortuosa vicenda familiare tra due casate parigine. Addio poliziesco, l’indagine è solo un pretesto, ancora una volta. Conan Doyle infatti non si è limitato a ispirarsi al personaggio, e i debiti sono ancora una volta evidenti a chi abbia letto i racconti del Canone holmesiano, ma i due primi romanzi con Sherlock Holmes (Uno studio in rosso e La valle della paura) ricalcano in pieno la struttura doppia dei romanzi di Gaborieau: poliziesco e romanzo storico d’avventura.

Lecoq, il giovane antenato francese di Holmes non ebbe altrettanta fortuna, poco conosciuto al di fuori della Francia, forse arrivò troppo presto e perse il treno cinematografico. Eppure meriterebbe di essere letto ancora: le descrizioni della Parigi e dei metodi investigativi dell’epoca (nella prima parte) bastano per renderla una lettura interessante. 

Auguste Dupin, l’origine

“You remind me of Edgar Allan Poe’s Dupin. I had no idea that such individuals did exist outside of stories.”
Sherlock Homes rose and lit his pipe. “No doubt you think that you are complimenting me in comparing me to Dupin,” he observed.
“Now, in my opinion, Dupin was a very inferior fellow. That trick of his of breaking in on his friends’ thoughts with an apropos remark after a quarter of an hour’s silence is really very showy and superficial. He had some analytical genius, no doubt; but he was by no means such a phenomenon as Poe appeared to imagine.”

Siamo sempre in Uno studio in rosso, manifesto dello Sherlockianesimo. Il bersaglio delle invettive di Holmes questa volta è un altro personaggio letterario. È il 1841 quando Edgar Allan Poe pubblica sul Graham’s Magazine, rivista di costume (per le signore) di Philadelphia di cui è da poco diventato editor, il racconto I delitti della Rue Morgue. Nel 1841 non c’è ancora stata la Guerra Civile, non ci sono stati i moti del ‘48 in Europa, o l’Unità d’Italia, ma c’è già un detective: Auguste Dupin.

Edgar Allan Poe, geniale autore, poeta e critico letterario, è considerato da molti un visionario, anticipatore e consapevole maestro di meccanismi narrativi molto più diffusi successivamente. I suoi racconti sono pubblicati ristampati tutt’ora, per la gioia degli adolescenti che vogliono sentirsi alternativi e vestono solo di nero, ma anche per i lettori più curiosi e smaliziati. Poe è già famoso come critico e autore, e il proprietario della rivista è sicuro che potrà dare un’aria di rispettabilità al suo giornale per signore. Poe lo soddisfa con la prima vera detective story.

I delitti della Rue Morgue è ambientato a Parigi, negli stessi anni. La scelta di Parigi da parte di Poe non è un caso, se avete letto la puntata precedente di questa indagine su Sherlock Holmes: sono le metropoli l’ambiente giusto per la proliferazione dei crimini. Vi immaginate un delitto efferato commesso nelle comunità puritane del New England? Lì non succede mai niente da quando hanno smesso di bruciare le streghe. Auguste Dupin vive a Parigi, non sappiamo molto altro di importante, insieme ad un amico innominato e narratore delle sue vicende. I due si sono conosciuti mentre cercavano libri usati e hanno deciso di vivere insieme, per farsi compagnia e poter discorrere di libri e altre cose elevate in un salotto polveroso, in cui le finestre vengono sempre tenute chiuse, tanto non c’è niente di stimolante che può provenire dall’esterno, da Parigi, che città noiosa! Viene quasi voglia di trasferirsi nel New England. Ecco che però un occasione di distrazione irrompe nella quotidianità dei due scapoli in cerca di aiuto: è stato commesso un delitto.

EXTRAORDINARY MURDERS – This morning, about three o’clock, the inhabitants of the Quartier St. Roch were aroused from sleep by a succession of terrific shrieks, issuing, apparently, from the fourth story of a house in the Rue Morgue, known to be in the sole occupancy of one Madame L’Espanaye, and her daughter, Mademoiselle Camille L’Espanaye. 

Come spesso accade nelle avventure di Sherlock Holmes, i primi indizi sono di seconda mano: un racconto, un ritaglio di giornale o una lettera. Qualcosa poi fa scattare la molla e l’indagine si sposta sul luogo del delitto. Anche in questo caso, tutto nasce leggendo alcuni articoli di cronaca nera che per un paio di giorni raccontano l’efferato omicidio di madre e figlia: testimonianze e ricostruzione dell’accaduto sono affidate ai giornali, ma sarà un accurato sopralluogo della scena del delitto a rivelare ad August Dupin la soluzione del caso.

Auguste Dupin torna in altri due “racconti di raziocinio”, come li chiama il suo autore: Il mistero di Marie Rogêt e La lettera rubata. Considerati come un seguito al primo racconto, in realtà non potrebbero essere più diversi. L’origine del secondo racconto con protagonista Dupin è esemplare: Edgar Allan Poe è convinto di conoscere la soluzione di un caso di cronaca che aveva raggiunto la fama nazionale, la morte di Mary Cecilia Rogers, una giovane donna del Connecticut il cui corpo era stato ritrovato nell’Hudson. Spostando il caso in riva alla Senna, Poe ripercorre e analizza tutta la storia per come era stata presentata dai giornali dell’epoca ed elabora alcune soluzioni possibili al caso. Anche se curioso esperimento letterario, la strumentalità del racconto è evidente, e ne perdono lo spazio dedicato alla caratterizzazione dei personaggi, sommersi dall’infinità di articoli di giornali riportati. All’azione è chiaramente preferito il raziocinio. Non fa eccezione anche La lettera rubata, un mistero che coinvolge altissime figure di palazzo, ma che si risolve brevemente in un nonnulla, ma non dopo averci annoiato con profondissime riflessioni filosofiche su cose che non ho la forza di ricordare. Poe era sicuramente un grande autore, ma anche figlio del suo tempo e non tutta la sua produzione è invecchiata allo stesso modo.

Foto di Deniz Bireroglu su Unsplash

You see, but you do not observe. The distinction is clear.

I miei tentativi di non riconoscere a Conan Doyle la sua parte nella storia anche questa volta devono naufragare. Il personaggio di Sherlock Holmes, al netto dei medici di Edimburgo, è una creazione profondamente letteraria, nel senso più positivo del termine. Ha molti precedenti, è nata in un ambiente predisposto ad accoglierla, il materiale con cui è costruita è di riuso. Ma. Allusioni e citazioni ai suoi ispiratori tornano con costanza in tutti i racconti: ad esempio l’inizio del racconto Il paziente fisso in cui Holmes indovina i pensieri di Watson è un calco quasi identico di una scena de I delitti della Rue Morgue tra Dupin e il suo amico senza nome. A Doyle deve essere piaciuto così tanto che se ne dimentica, e usa la stessa identica scena tra i due inquilini di Baker Street per iniziare il racconto Il mistero della scatola di cartone. Ma.

Sherlock Holmes, e Watson, sono molto più di un calco. In un epoca in cui l’originalità sembra essere diventata un valore assoluto, forse dovremmo imparare da Conan Doyle, migliorare quanto è già stato fatto, eliminare il superfluo, lavorare sui dettagli ed espandere universi grandi come una ciabatta persiana usata come tabacchiera, ma soprattutto leggere più libri. L’autore scozzese forse nei nostri tempi avrebbe potuto subire una causa per plagio, ma in realtà fa quello che per secoli è stato fatto e tuttora fanno i più grandi autori. I grandi autori non pretendono (almeno pubblicamente) che le proprie storie siano una novità assoluta, qualcosa di mai visto prima, parole buone solo per le fascette, ma imparano, mescolano e adattano a tempo, medium, genere, pubblico, epoca.

Sherlock Holmes, nella sua funzione di personaggio-macchinamacinasoldi è di una complessità straordinaria, frutto di piccoli dettagli, più che di una vera grande costruzione, e per questo forse si mantiene così vitale ai giorni nostri. Mentre lo creava il suo autore gli stava conferendo poteri sconfinati: acutezza mentale, intelligenza, fascino, forza fisica, illimitate conoscenze scientifiche. Difetti: un po’ scontroso. Quanto basta per farne il primo supereroe, prima dei fumetti.

“As for these murders, let us enter into some examinations for ourselves, before we make up an opinion respecting them. An inquiry will afford us amusement,” [I thought this an odd term, so applied, but said nothing] 

Arthur Conan Doyle prende questo piccolo tratto decadente dal personaggio di Auguste Dupin: la ricerca della soluzione al mistero non è più un divertimento per alleviare la noia di una mente annoiata e decadente, ma una tensione energica e continua, che sfianca e che richiede tutte le energie dell’investigatore. Conan Doyle fornisce al suo eroe ciò che mancava a tutti gli altri suoi emuli: una vera debolezza. Unisce l’indolenza e l’energia, la profonda tensione verso la giustizia e un altrettanto profondo e genuino divertimento nel combattere il crimine, così che quando viene a mancare, ogni altro stimolo mentale è insufficiente, trasportandolo nell’ombra. Vediamo in lui i tratti di Dupin, Mr. Bucket, Monsieur Lecoq, ma non è nessuno di essi.

Sherlock Holmes took his bottle from the corner of the mantel-piece and his hypodermic syringe from its neat morocco case. With his long, white, nervous fingers he adjusted the delicate needle, and rolled back his left shirt-cuff. For some little time his eyes rested thoughtfully upon the sinewy forearm and wrist all dotted and scarred with innumerable puncture-marks.  Finally he thrust the sharp point home, pressed down the tiny piston, and sank back into the velvet-lined arm-chair with a long sigh of satisfaction. […]

“It is cocaine,” he said, “a seven-per-cent solution. Would you care to try it?”

“No, indeed,” I answered brusquely. “My constitution has not got over the Afghan campaign yet. I cannot afford to throw any extra strain upon it.”

He smiled at my vehemence. “Perhaps you are right, Watson,” he said. “I suppose that its influence is physically a bad one. I find it, however, so transcendently stimulating and clarifying to the mind that its secondary action is a matter of small moment.”

Il suo stesso nome è una perfetta combinazione di asprezza S h e r l o c k e morbidezza H o l m e s, tensione e domesticità. A cui l’onesto dottore continua a chiedere what’s on?. Un piccolo capolavoro. E d’altra parte, che tipo di fiducia avreste potuto dare a un investigatore che si chiama Signor Secchio?

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