Redattori sotto l’albero. Storie e canzoni per sopravvivere al Natale (secondo noi)

Molti numeri fa, quando Tre racconti era una cosa piccola piccola e noi della redazione non trascorrevamo ancora notti insonni pensando a interlinee, sfumature di bianco e gabbie grafiche, pubblicammo su questo sito un articolo-racconto sgangherato ma molto divertente.

All’epoca, più o meno di questi tempi, avevamo immaginato un cenone di fine anno che riunisse tutti noi intorno allo stesso tavolo. Un modo fantasioso ma abbastanza verosimile per mettere in scena le personalità, i gusti culinari e, ovviamente, le preferenze letterarie di ciascuno.

Da allora molte cose sono cambiate. Eleonora, ad esempio, ha traslocato due volte ed è tornata in Italia e Andrea Boschi ha scoperto che per mettere in difficoltà Linda basta chiederle di ripetere la parola “policlinico” (da toscana verace le viene una cosa tipo polihhlinihho).

Quella che invece non è cambiata è la voglia di leggere bei racconti e di scoprirne di nuovi, con un occhio a quelli che non invecchiano mai e ai maestri imprescindibili.

Natale non fa eccezione. Quindi anche tra struffoli, pandori e panettoni abbiamo messo insieme i titoli più natalizi e alcune canzoni a prova di Grinch. Almeno secondo noi.

Maria Di Biase

Natale è: leggere una storia davanti al camino. Anzi, no. Natale è: ascoltare una storia davanti al camino.

Il legno arde e crepita, replicando il noto scoppiettio. Le luci dell’albero illuminano appena la stanza e si stendono sulle pagine del libro, allungandosi fino a raggiungere le mani dell’uomo che legge; è un signore un po’ avanti con l’età, ha uno sguardo morbido e la sua voce si adatta ai cori che vengono fuori da un vecchio giradischi. La neve cade al di là della finestra e chiude la cornice del quadro.

Se siete dei piccoli Scrooge in erba e la situazione non vi sembra troppo allettante, sostituite l’amabile vecchio con William S. Burroughs, silenziate gli angeli e date il benvenuto alla chitarra di Kurt Cobain.

Tutto questo è già accaduto e s’intitola The Junky’s Christmas. TJC è un racconto di Burroughs che apparve nella raccolta Interzona del 1989. È la storia di Danny che, seguendo gli effetti di una crisi d’astinenza, si troverà a fare una scelta e ad avere la sua, particolarissima, illuminazione di Natale.

Kurt Cobain conobbe le opere di Burroughs al liceo e ne rimase folgorato. Nel 1992 contattò lo scrittore per una collaborazione: Burroughs gli inviò un nastro che conteneva la voce di lui che leggeva TJC e due mesi dopo, a Seattle, Cobain lavorava alla colonna sonora, ossia The “Priest” They Called Him, un riarrangiamento disturbante di due classici: Silent Night e To Anacreon in Heaven. Nel 1993, The Junky’s Christmas diventa una claymotion in bianco e nero diretta da Nick Donkin e prodotta da Francis Ford Coppola, disponibile online in versione integrale.

Meglio, no? E allora eccoci, nella stessa stanza con una luce un po’ diversa: allunghiamo i piedi sotto la coperta e ascoltiamo nonno Burroughs leggerci la sua storiella di Natale.

Andrea Siviero

Quando penso al Natale, penso all’infanzia e provo una certa saudade. Sapete, quel modo di festeggiare nell’intimità della famiglia: nonni, zii, cugini, eccetera, tutti intorno a una tavola imbandita. Be’ credo che sia un quadretto abbastanza comune, insomma perfino un cliché. Anche intitolare Natale un racconto sul Natale sarebbe un cliché. A meno che non siate Friedrich Dürrenmatt. Vi dico solo: in una decina di righe lo scrittore svizzero ha confezionato un’inquietudine che vi accompagnerà per tutte le feste. Leggetelo magari la mattina di Santo Stefano, ancora avvolti dal tepore delle lenzuola in cui avete passato la notte a digerire i pranzi e le cene della vigilia e del Natale. Leggetelo lasciandovi cullare da K dei Cigarettes After Sex: un altro cliché sotto cui si nasconde una profonda inquietudine.

Gaia Mutone

Se quest’anno lo spirito natalizio sta a voi come la regina Elisabetta a una puntata di Love Island o come il cappuccino alla pizza (!), sappiate che non siete soli e che dove falliscono Michael Bublé e campanellini vari, vincono sempre ottimi libri e bei racconti. A tutti i piccoli Grinch in giro consiglio i due libri che ho sul comodino: Le cronache di Narnia di C.S. Lewis per assecondare l’istinto di fuga e gli splendidi racconti contenuti in Una bellezza russa di Vladimir Nabokov. Tra questi piccoli capolavori ce n’è uno intitolato proprio Natale. Un racconto tristissimo ma con una piccola sorpresa sul finale. Talmente commovente che potrebbe addirittura venirvi voglia di cantare Thanks God is Christmas insieme ai Queen.

Paola C. Sabatini

Le mie letture natalizie sono ancora da definire ma, dopo aver ascoltato il professor Masolino D’Amico raccontare Oscar Wilde alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, nota ai più come Più Libri Più Liberi, credo proprio che leggerò di nuovo L’usignolo e la rosa ed altri racconti, una serie di racconti che Wilde scrisse per propri figli. Tra questi, ce n’è uno – il Gigante egoista – che ha come protagonisti un gigante ed un bambino molto molto piccolo, un infante che ricorda neanche troppo velatamente il ben più noto bambino nato a Betlemme, un racconto in linea con il momento di festa che il Natale rappresenta per la maggior parte di noi (oppure no perché magari siete tutti emuli di Mr. Scrooge!). E dopo averlo letto, con ogni probabilità canticchierò fra me e me quello che considero il canto di Natale per eccellenza: l’Adeste, fideles, laeti triumphantes con tutte le storture e le varianti in latino maccheronico che nel corso degli anni ho ascoltato.  

Davide Bovati

Quando si avvicina la fatidica data abili venditori di ogni tipo estraggono dal cappello vecchi trucchi. Ad esempio le raccolte di Natale di racconti: Giallo Natale, Natale Fantasma, Orrori di Natale. Accozzaglie orribili che sfruttano le nostre pulsioni all’acquisto e la necessità impellente di comprare qualcosa all’ultimo minuto per il cugino con gli occhiali. Non fa eccezione Il panettone non bastò, raccolta di scritti, racconti e fiabe natalizie di Dino Buzzati, curata da Lorenzo Viganò. Il fine era proprio quello di confezionare il solito prodotto natalizio, e sono infatti molti i pezzi dimenticabili, raccolti soprattutto tra i molti elzeviri più o meno cinici e moralizzanti dello scrittore giornalista. Buzzati non festeggiava il Natale, spiega Viganò nell’introduzione, non capiva e non amava quel rito tra gli adulti. Eppure, tra i molti racconti caustici o dal carico patetismo ve ne è più di uno dalla struggente bellezza. Tutte le volte che leggo la fiaba Lunga ricerca nella notte di Natale mi commuovo, e non c’è assolutamente nulla che possa fare per impedire ai miei occhi di piangere per colpa della fede di un ateo.

Nulla forse tranne vedere Bob Dylan piastrato nel video di Must be Santa. Un altro esempio di come non tutte le raccolte raffazzonate per il Natale vengono per nuocere.

Simone Giulitti

Se cercate qualcosa che non sia la solita (per citare l’autore) “fiaba per adulti” leggete Il racconto di Natale di Auggie Wren di Paul Auster. I protagonisti sono uno scrittore a caccia di una storia natalizia, un tabaccaio di Brooklyn, un giovane rapinatore e una vecchina. Il racconto ruota attorno all’idea che un piccolo evento casuale e apparentemente banale può portare a vivere situazioni inaspettate e confrontarsi con aspetti della nostra personalità che non pensavamo di conoscere. La storia raccontata non è stucchevole né moralistica, e racchiude in poche righe tutta la contraddittorietà che contraddistingue l’essere umano. Paul Auster è uno dei nomi che quasi sempre finiscono in quelle classifiche (immancabilmente smentite) dei papabili vincitori del Premio Nobel. Al di là dei noiosi premi letterari quello che vi auguro è di passare le festività con una persona speciale, il vostro Premio Nobel personale. Qualcuno a cui dedicare Nobel di Emanuele Galoni.

Andrea Boschi

Faccio davvero fatica a rintracciare nella mia memoria di lettore un qualche libro o racconto che abbia anche solo alla lontana attinenza col Natale, e la ragione principale potrebbe essere il fatto che da bambino non ho mai praticamente letto. Essendo il Natale un sentimento che si forgia da piccoli (un po’ come le squadre di calcio), il mio resta legato soprattutto alla televisione e ai grandi film che ancora oggi trasmettono in questo periodo.

Quindi, rassicurati e protetti dal fatto che saremo tutti al sicuro e al calore di coperte e parenti che ci vogliono bene, suggerisco di leggere Confessioni di un serial climber di Mark Twight, un libro pieno di ritmo e tensione e che con il Natale ha in comune solo l’inverno, la neve, il ghiaccio, le rocce e un freddo che ti viene male solo a pensarci.

Twight è stato un alpinista fortissimo, specializzato nelle cascate di ghiaccio, un tizio matto che ha raccontato buona parte delle sue esperienze nel libro in questione. In questi racconti mostra una scrittura frenetica e allo stesso tempo profonda e mette insieme un libro che è poi tutto sommato una raccolta di storie d’avventura.

Personalità controcorrente ed esteta dell’alpinismo, all’imponente silenzio della natura preferiva la musica punk rock che si portava sempre dietro nel suo walkman per concentrarsi durante l’ascesa.

Linda Scapigliati

Il Natale non è Natale senza le ricorrenze; non è solo il giorno in sé, ma anche tutti quei piccoli riti che lo avviluppano, ciascuno scandito dai rapporti più prossimi che ciascuno di noi ha. Non solo cenone o pranzo natalizio dunque, mio malgrado, ma anche la vicinanza di tutte quelle persone che appartengono alla costellazione dei nostri affetti. Se a Natale non vi spaventa, né tantomeno vi annoia, leggere di storie familiari semplici e normali, il mio consiglio per voi è quindi quello di leggere Vestito rosso, uno dei racconti della prima raccolta di Alice Munro La danza delle ombre felici, che la scrittrice pubblicò solo a 37 anni. Il Natale qui è solo una cornice; il colore di un abito, gli addobbi di una sala da ballo, il contrasto tra il caldo e la luce della cucina e il freddo all’esterno, ma grazie ad una ricorrenza, come il ballo studentesco, una figlia riesce a vedere davvero una madre, e a osservarsi attraverso gli occhi di quella che è la sua unica famiglia. Leggetelo, mentre con grandi morsi fate fuori la vostra fetta di pandoro con gocce di cioccolato.

E mi raccomando questo Natale date tanti baci, tanti Baci e saluti, come ci consiglia Ivano Fossati, e scrivete una bella Lettera, degna delle migliori di Francesco Guccini.

Da tutta la redazione di Tre racconti, Buon Natale.

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