I racconti di Akinari Ueda: di pioggia, di luna e di primavera

Come spesso capita per le buone letture è stato il caso a farmi imbattere nei racconti di Akinari Ueda. Il caso e la complicità di un notissimo romanziere. La prima volta che ho sentito nominare questo autore nipponico classico è stata qualche tempo fa, quando ero alle prese con il primo volume de L’assassinio del commendatore1 una delle più recenti fatiche letterarie di Murakami Haruki. Nel romanzo di Murakami sono due dei personaggi a citare la raccolta Racconti della pioggia di primavera e in particolare  uno dei racconti di Akinari, quello intitolato Un legame che dura due vite dove il protagonista è attirato da un misterioso suono di campanella che proviene da una buca nel terreno (la stessa scena è rielaborata da Murakami nel suo romanzo), l’atmosfera di mistero che si intuisce e i riferimenti espliciti ad una visione cupa della realtà e ad una narrativa di tipo fantastico sono stati sufficienti per farmi venire voglia di approfondire la conoscenza di Akinari, proprio come accade al protagonista de L’assassinio del commendatore.

Tempio giapponese sull'acqua
Photo by Arol Viñolas on Unsplash

Due sono le opere principali per cui Akinari Ueda, vissuto tra il 1734 e il 1809 viene ricordato: I Racconti di pioggia e di luna (Ugetsu monogatari) e I Racconti della pioggia di primavera (Harusame monogatari), entrambi editi da Marsilio per la cura e traduzione di Maria Teresa Orsi. Le edizioni italiane sono molto curate, ricche di note che aiutano ad orientarsi nel periodo storico e nei frequenti riferimenti alla contemporaneità dell’autore, o a quella che all’epoca era storia nota a chi leggeva, e che in qualche caso lasciano un po’ spiazzato il lettore moderno. 
I titoli delle raccolte sono molto suggestivi, ed è l’autore stesso a informarci della loro origine, nelle prefazioni ai due volumi leggiamo infatti rispettivamente: 

In una notte della tarda primavera del quinto anno dell’era Meiwa, finisco di scrivere quest’opera accanto alla mia finestra, mentre, cessata la pioggia, è apparsa la luna appena velata; perciò, nell’affidarla al tipografo, la intitolo Racconti di pioggia e di luna.  

E ancora:

Molti sono stati ingannati dalle storie del passato e del presente; io stesso, ripetendole senza rendermi conto che erano menzogne, ho talvolta ingannato gli altri. Ma ciò non ha molta importanza, dal momento che si continuerà a raccontare queste bugie e vi sarà sempre qualcuno che le riterrà storia vera. Consapevole di ciò, io proseguo nei miei racconti, mentre fuori continua a cadere la pioggia di primavera.

Come ci ricorda la curatrice dei due volumi nella prefazione però, questi riferimenti immediati sono solo una delle chiavi di interpretazione dei titoli scelti da Akinari, ad esempio il richiamo alla pioggia e alla luna forniva ai lettori contemporanei una precisa indicazione sull’argomento delle storie della raccolta, in quanto pioggia e luna sono immagini tradizionalmente associate al soprannaturale e al fantastico.

È proprio il soprannaturale infatti l’elemento caratterizzante dei Racconti di pioggia e di luna, dove troviamo storie in cui spiriti, fantasmi e demoni sono parte della vita quotidiana della società accanto ai templi buddisti, gli alberi di ciliegio i guerrieri armati di katana e tutti gli elementi caratteristici del Paese del Sol Levante. Accanto al tema soprannaturale, come accennavo in precedenza, è predominante quello storico. In quasi tutte le storie c’è un riferimento ad un personaggio realmente esistito, ad una guerra tra fazioni rivali o a un evento particolarmente significativo per la storia del Paese. Preziosissime in questo caso le note, che aiutano il lettore non specialista a tenere il filo e non smarrirsi troppo.

Ma chi era Akinari Ueda? Figlio illegittimo di una concubina viene adottato in giovanissima età da una coppia di ricchi mercanti, che gli garantiscono una gioventù agiata nella quale iniziò a dedicarsi all’attività letteraria. Alla morte del padre eredita l’attività di famiglia alla quale si dedica con poco successo e altrettanto scarso interesse, successivamente si dedica anche all’attività di medico, conciliandola sempre con i suoi interessi letterari, ma anche in questo caso il successo sarà scarso e Akinari deciderà quindi di dedicarsi completamente all’attività di scrittore, contrariamente alla morale dell’epoca che non la reputava un’attività sufficientemente prestigiosa per gli individui di alto rango. Ricordato per il carattere burbero, l’avversione alle rigide regole della società e la poca propensione a scendere a compromessi Akinari trasmette ai propri personaggi alcune delle sue caratteristiche caratteriali.

Come detto poc’anzi i Racconti di pioggia e di luna e i Racconti della pioggia di primavera sono caratterizzati dalla presenza del soprannaturale unito a elementi storici e spesso i due elementi si uniscono alla perfezione, come nel caso del racconto Shiramine (Il picco bianco) che vede protagonista lo spirito dell’imperatore Sutoku che fu un personaggio realmenteesistito al centro di una guerra civile nel 1156. Nel racconto l’imperatore appare come uno spirito demoniaco e infuriato per i torti e i tradimenti subiti in vita.

Uomo affacciato sul cortile in un tmpio giapponese
Photo by Masaaki Komori on Unsplash

Un’altra caratteristica dei racconti è il richiamo di storie e motivi tipici della tradizione cinese, che Akinari rielabora e riadatta sia alla propria personale filosofia sia all’ambientazione giapponese tradizionale, essendo un profondo conoscitore di questa cultura che aveva studiato e approfondito sin dalla giovane età.
Storie di amore e amicizia, storie di lealtà che va oltre la morte, storie di monaci e guerrieri si intrecciano e si mescolano nei racconti di Akinari, dipingendo affreschi che rimandano all’immaginario delle stampe e dei dipinti della tradizione giapponese. Immagini come quelle riprodotte nel volume dei racconti di pioggia e di luna, che replicano le xilografie dell’edizione originale del 1776. Parlando di edizioni, la prima traduzione occidentale di un paio dei racconti di questo volume è comparsa nel 1922, a cura di Lafcadio Hearn, personaggio di cui vi avevo già parlato in un precedente articolo.

Spesso nei racconti ci sono anche poesie o semplicemente immagini molto poetiche e suggestive nelle quali si possono leggere talvolta anche una morale o un ammonimento. Un esempio è l’inizio del racconto L’appuntamento dei crisantemi incentrato su un amicizia e un legame di fratellanza che va oltre la morte.

Non far crescere mai nel tuo giardino i salici che mettono germogli verdi all’arrivo della primavera. Non legarti a una persona dal cuore volubile. I salici crescono subito, ma non resistono al primo soffio del vento d’autunno; le persone volubili si legano con facilità, ma se ne vanno presto, e se i salici rinnovano il colore a ogni primavera, una persona infedele non farà più ritorno.

Anche l’incipit del racconto La ghiandaia celeste che vede protagonisti su un padre e un figlio e una serata trascorsa bevendo, mangiando e declamando poesie in compagnia di esseri soprannaturali, richiama elementi classici dell’immaginario tradizionale:

Nel paese della pace e della tranquillità il popolo si dedica serenamente al proprio lavoro; in primavera si riposa sotto gli alberi di ciliegio, in autunno ammira le foglie rosse degli aceri. In viandante che non conosce la via di Tsukushi, dove brillano i fuochi misteriosi, può intraprendere un lungo viaggio in mare dove il timone gli fa da guanciale, ma le cime del monte Fuji e del monte Tsukuba resteranno impresse nel suo cuore.

Dei racconti della pioggia di primavera invece quello che ho trovato più appassionate è anche quello che si discosta di più dagli altri per ampiezza e struttura narrativa. È l’ultimo della raccolta e si intitola Hankai, più lungo della media e diviso in parti ed episodi differenti. Nel racconto vengono narrate le disavventure di un giovane uomo, che si trasformerà in bandito che troverà infine l’illuminazione grazie all’esempio un monaco, perché «Colui che sa dominare il proprio cuore ottiene l’essenza del Buddha, chi lo lascia incontrollato diventa un demone».

Leggere oggi queste raccolte di racconti di due secoli e mezzo fa della tradizione giapponese è stata un’esperienza piacevole e molto suggestiva. Ho trovato i racconti di Akinari Ueda assolutamente affascinanti, capaci di trasportare il lettore in un’atmosfera tradizionale a metà tra una fiaba e un racconto storico, e per chi vuole approfondire anche ricchi spunti di approfondimento sulla storia giapponese. Se questo articolo vi ha incuriosito vi consiglio di iniziare dai Racconti di pioggia e di luna che ho trovato più accessibili e appassionanti, se lo stile e le ambientazioni vi conquisteranno  continuate decisamente anche con l’altra raccolta, per sprofondare ancor di più nelle magiche atmosfere orientali che questi racconti ci regalano.

  1. Murakami Haruki, L’ assassinio del Commendatore. Libro primo. Idee che affiorano, Einaudi, 2018, traduzione di Antonietta Pastore
0 Condivisioni

Dì la tua!