L’inventore di sogni di Ian McEwan

Ian McEwan ha dedicato una parte consistente della sua produzione al mondo dell’infanzia. Il Giardino di cemento, Nel guscio, Bambini nel tempo, Espiazione sono romanzi che ne esplorano il lato oscuro e problematico, dove i confini tra immaginazione e realtà sono ancora labili, incerti, e l’una può riversarsi facilmente nell’altra.

ian mcewan inventore di sogni
Foto di rashid khreiss su Unsplash

In Espiazione, ad esempio, Briony è una ragazzina innamorata delle storie: ama leggerle, scriverle, metterle in scena improvvisando rappresentazioni teatrali per genitori e parenti disposti ad assecondare le sue aspirazioni di scrittrice in erba. Ma sarà proprio questa sua fervida immaginazione, unita all’inesperienza e a un sentimento latente di gelosia, a farle fraintendere ciò che le accade intorno. Si ritroverà, infatti, a raccontare una menzogna che distruggerà la vita dell’amatissima sorella Cecilia. Briony capirà solo molti anni dopo di aver piegato la realtà alle sue fantasie, e forse anche ai suoi risentimenti.

Nella raccolta di racconti L’inventore di sogni, l’immaginazione infantile non è mai innocente ma, trattandosi di un libro destinato anche ai ragazzi, le conseguenze non sono così estreme. A legare ogni storia è Peter, un bambino di dieci anni che gli adulti considerano “difficile’, anche se lui non riesce a capirne la ragione.

Fu solo quando era ormai già grande da un pezzo che Peter finalmente capì. La gente lo considerava difficile perchè se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L’altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo più gli piaceva prendersi un’ora per stare tranquillo in qualche posto, che so, nella sua stanza, oppure al parco. Gli piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri.

Peter è un accanito sognatore e, a volte, la costruzione dei suoi complessi e mirabolanti sogni lo portano a estraniarsi dalla realtà contingente, a non finire il compito in classe o a dimenticare la sorellina sullo scuolabus. Alcuni dei suoi insegnanti cominciano a pensare che abbia davvero dei problemi e lo inseriscono in un gruppo di recupero per bambini con difficoltà di apprendimento, evento che lo porterà ad annoiarsi e distrarsi ancora di più.

Naturalmente, i genitori di Peter e sua sorella, sapevano bene che lui non era stupido, nè pigro, nè indolente e alcuni insegnanti della scuola finirono col rendersi conto del fatto che nella sua testa succedevano migliaia di cose interessantissime. Dal canto suo anche Peter, crescendo, imparò che, siccome la gente non riesce a vedere che cosa ti sta passando nel cervello, la cosa migliore per farsi capire è dirglielo. E così incominciò a scrivere alcune delle avventure che gli capitavano mentre guardava dalla finestra o se ne stava sdraiato a fissare il cielo. Da grande diventò un inventore e scrittore di storie e visse una vita felice. In questo libro troverete qualcuna delle imprese accadute dentro la testa di Peter.

Sette sono i racconti, altrettante le avventure che Peter ha immaginato, tutte di carattere perturbante: all’interno della quotidianità di un bambino e della sua famiglia, in una tranquilla cittadina inglese, tra i clichè e le abitudini che tutti possono riconoscere, si inserisce un dettaglio distorto, qualcosa di piccolo ma “sbagliato”, a partire dal quale ogni cosa si altera, si deforma o funziona al contrario: La pomata Svanilina e Il prepotente raccontano della ribellione contro i grandi o contro quelli che sembrano più forti di noi, Il gatto parla della paura della morte e Le bambole ci ricorda che, a volte, i prepotenti potremmo essere proprio noi, mettendoci in guardia dalla rabbia dei deboli che abbiamo vessato.

Come nella migliore tradizione della letteratura per ragazzi, la magia di queste storie ci permette di esplorare anche la nostra parte oscura, i sentimenti e i risentimenti, le paure e i desideri incoffessati. Possiamo lasciare che dilaghino e scoprire, senza correre alcun pericolo, l’effetto che hanno su di noi per poi chiudere il libro e ritornare alla realtà, con un pizzico di consapevolezza in più.

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