Quando un’autrice cade dal cielo

A un certo punto, in uno dei racconti che vanno a costituire Quando un uomo cade dal cielo, si legge: “Avevo violato la principale delle sue regole da immigrata: vivi nell’ombra e al di sopra della legge”. In questo caso specifico, si tratta di una figlia ‘irrispettosa’ dei ‘principi’ della madre, ma questa idea di vivere nell’ombra, in qualche modo, è uno dei leitmotiv di tutte le storie di Lesley Nneka Arimah, e non ho potuto fare a meno di chiedermi se fosse, in effetti, un regola che ogni persona residente in un paese straniero si autoimpone, magari senza rendersene conto.

Foto di Oluwakemi Solaja su Unsplash

Lesley Nneka Arimah del resto, è una che sa cosa vuol dire vivere in un posto che non è e allo stesso tempo è, casa tua. Di origini nigeriane, è nata a Londra e ha trascorso la sua infanzia dividendosi fra Nigeria e UK, per trasferirsi poi, adolescente, negli Stati Uniti. In situazioni come queste si è nigeriani, inglesi e americani senza esserlo mai completamente? Mi verrebbe da rispondere con un’affermazione. Il non essere mai ‘perfetti’ per quel luogo è una sensazione che mi ha pervaso leggendo quasi ogni singolo racconto del libro. Tutte le storie sono infatti ambientate tra America e Nigeria e tutti i protagonisti sono persone nere ma, indipendentemente dal continente in cui vivono, non sono mai perfettamente a loro agio.

C’è per esempio la ragazza che cito all’inizio, che dovrebbe vivere nell’ombra ma che no. C’è la ragazza che torna nel paese d’origine in vacanza, ma si trova inadatta a sopravvivere a dinamiche cui non è abituata. C’è quella nata sotto una cattiva stella e che in America passa da una sfortuna all’altra e anche quando pare trovare un po’ di felicità, dietro l’apparenza si scorge un destino diverso. Oppure la famiglia che pian piano si disintegra perché a stare su due diversi continenti qualcosa inizia a scricchiolare. Ma anche chi rimane sempre in un unico posto non riesce mai a starci bene davvero, e allora ci sono ragazze che si ribellano ai genitori, ai compagni. E ci sono ragazze che muoiono. Ragazze che tentano di dare una svolta alla propria vita per poi sprofondare ancora più in basso. C’è insomma questo senso continuo di soccombere, o di dover cambiare qualcosa senza mai riuscirci. Non c’è mai uno stato di quiete, di pace col luogo in cui ci si trova. E tutto questo avviene senza mai citare apertamente il problema dell’appartenenza. È una cosa che viene percepita in sottofondo, costantemente. Del resto, se c’è una cosa che mi ha particolarmente convinto in questi racconti, è la capacità dell’autrice di dire molte cose accennandole appena. Praticamente tutte le storie raccontano infatti piccole vicende famigliari: dissidi interni alla coppia, amori, rapporto genitori-figli… eppure, in ogni pezzo c’è di più. La differenza razziale, la differenza economica, sociale, la colonizzazione, la maternità. Lesley Nneka Arimah parte narrando storie profondamente intime, ma sullo sfondo c’è sempre anche dell’altro.

Mi rendo conto però che a presentarlo così, il rischio è di aspettarsi qualcosa di molto diverso dalla realtà. Tra le particolarità di Quando un uomo cade dal cielo c’è infatti anche quella di essere una raccolta piuttosto eterogenea, per quanto riguarda il genere letterario d’appartenenza. Al suo interno ci sono infatti svariati episodi soprannaturali, fantastici, che spaziano dal fiabesco al fantascientifico con grande disinvoltura. E se il primo incontro con qualcosa di ‘bizzarro’ può apparire sconcertante (dopo 3-4 racconti iperrealistici si entra in una storia di fantasmi e subito si rimane straniti); in seguito questi elementi di rottura rispetto alla realtà più comune vengono ricercati, attesi, e creano alcuni tra i racconti più interessanti. Del resto, in un’intervista l’autrice ha dichiarato di avere “l’idea di creare nuovi miti che parlassero al nostro mondo attuale nello stesso modo in cui la vecchia mitologia parlava al mondo di allora”. Ed è proprio così.

In Chi ci sarà ad accoglierti a casa, la protagonista vuole a tutti i costi una bambina. Ma non vuole una bambina qualsiasi, ne vuole una che sia bella. Allora prova a farne una di carta, poi una con qualche altro materiale, ma c’è sempre qualcosa che va storto e ogni creazione risulta troppo fragile per le sue capacità economiche, sociali, lavorative. Lei non potrebbe mai avere una bambina di porcellana come quella che ha visto per strada qualche giorno prima, perché nella sua quotidianità non potrebbe resistere. Ecco allora che questo mito ci parla della maternità, della nostra idea di maternità, ma anche di classismo. Oppure nel racconto che da il titolo alla raccolta, dove i matematici sono in grado di leggere le formule che compongono il mondo, l’universo, le persone e quindi, attraverso le loro straordinarie capacità, possono intervenire sulla materia e fare grandi cose come addirittura volare o, per esempio, toglierti il dolore. Certo, però, non tutti hanno il diritto di usufruire di queste capacità. E quali sono, poi, i dolori che dovrebbero essere tolti?

Ora, non credo che tutti i lavori di Lesley Nneka Arimah siano perfetti. In qualche caso scivola un po’ sui finali, per esempio. Allo stesso tempo trovo che la sua capacità di attraversare con sicurezza varie tipologie di racconto, mantenendo allo stesso tempo un tono intimista ma anche capace di mostrare scenari più ampi sia degna di attenzione. Il suo è anche uno sguardo ‘differente’, non c’è infatti l’Africa dei bambini poveri, per intenderci. La sua non è una Nigeria da missioni umanitarie, anzi, i protagonisti sono spesso benestanti e istruiti, e risulta quindi piacevole scivolare dentro queste visioni differenti, a tratti molto suggestive, a tratti ben più crude, ma sempre estremamente vicine al nostro sentire comune. Che ci siano fantasmi, bambine fatte di argilla o ricordi di guerre passate, queste storie parlano di noi e della società in cui viviamo.

Per cui viene da chiedermi, parafrasando il titolo del libro: cosa significa quando un’autrice così ci cade tra le mani? Probabilmente che c’è qualcosa di interessante da leggere.

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